Il mio compito è proteggere Barcellona

Secondo appuntamento in occasione della Diada de Sant Jordí che quest’anno non è possibile festeggiare causa la pandemia del COVID-19. Una anomalia per tutti i catalani fortemente legati alla leggenda del Santo che protesse Montblanc dall’invasore. Un insaziabile drago.

Puoi leggere qui il mio precedente articolo dove ti ho regalato un’anteprima della mia guida-romanzo IO SONO BARCELLONA con la leggenda del Santo che uccise il drago.

Sono tanti i monumenti di Barcellona che raccontano le gesta di Sant Jordí, probabilmente il Santo più famoso d’Europa. E sono tanti gli artisti ed architetti che lo hanno raffigurato in differenti modi.

Antoni Gaudí, l’architetto modernista, surrealista e incredibilmente imprevedibile, ai piedi della collina Collserola ha ricostruito un castello ed in esso ha posto numerose simbologie legate all’antica storia di Barcellona.
In mancanza di poter sognare direttamente entrando in Torre Bellsguard, oggi vi porto dentro la storia millenaria di Martí l’Umano, l’ultimo re della Corona d’Aragona, descritto in uno dei capitoli della mia Guida-Romanzo nel periodo della grande peste…

… il mio amico Martino, un discendente di Goffredo, l’ideatore della Senyera, la bandiera catalana, rischiò la pelle per la peste. Se non si fosse rifugiato sulle alture ai piedi della Collserola insieme a sua moglie Maria de Luna non avrei potuto vivere con lui l’edificazione di quel magnifico castello medievale che chiamarono Bell Esguard. Si, lo so… voi conoscete una certa Torre Bellesguard che però non è un castello e per di più è stata edificata da Antoni Gaudí nel 1909. Credete che non conosca la storia della mia città? Ma siamo nel 1409 e Martino era succeduto a suo fratello morto senza eredi divenendo re d’Aragona.
Aveva appena concluso una cruenta battaglia per la conquista della Sardegna, nelle campagne di Sanluri in un posto che tuttora chiamano Broncu de sa Batalla, a sud della grande isola nel bel mezzo dell’immenso mare, annettendo la Sardegna al grande impero d’Aragona. Aveva perso il suo unico figlio dal quale ereditò il Regno di Sicilia, e sapeva bene che la sua dinastia sarebbe finita con lui.
Fu allora che, tornato a Barcellona, diede inizio alla costruzione di un castello a circa sei chilometri da quella piazza che, in pieno centro, già lo osannava con una torre che sembra tagliare il cielo come un grande monolito finestrato. Aveva bisogno di una residenza di quiete, poiché il palazzo reale in Plaça del Rei era un andirivieni di lacché in attesa della sua dipartita. Così, ai piedi della Collserola, in un’altura che osserva tutta la campagna prima che lo sguardo possa giungere alle mura di Barcellona, ebbe modo di trascorrere gli ultimi suoi giorni.
L’ultimo re della dinastia d’Aragona osservava dalla più alta terrazza della sua fortezza medievale la sua amata città. Un sospiro. Forse dovuto alla magnifica vista, alla bella vista…
Al suo fianco c’era sempre una piccola bambina, intorno agli otto anni. Era Anna, la figlia del capo della gendarmeria. Un viso dolce, due occhi curiosi, una mente studiosa e sempre in ascolto delle gesta del suo re, si era promessa di voler conoscere tutta la sua storia. Diceva sempre “un giorno racconterò di questo castello, di te e di quante cose vuoi fare per Barcellona”… Ma non fece in tempo a scoprire tutta la storia. Nemmeno un anno dopo Martino I re d’Aragona, detto l’Huma (l’Umano), re di Valencia, Sardegna, Maiorca, titolare di Corsica, conte di Barcellona, Rossignone, Cerdagna ed Empúries, primo duca di Montblanc e re di Sicilia morì.
E la piccola Anna, ai solenni funerali, promise di proteggere il castello medievale di Bel Esguard. Così accadde. L’ho incontrata recentemente proprio in Carrer de Bellesguard 22, nel giardino dove Antoni Gaudí a distanza di 500 anni dalla morte del re ha edificato un palazzo pieno di simbologie e ricordi.
L’unica opera di Barcellona ad avere un vero drago sul suo tetto… non ci credete? 

Tratto dalla guida-romanzo IO SONO BARCELLONA – edizioni Susil
di Davide Centonze © vietata la riproduzione

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