L’Eixample: Barcellona si fa grande

La storia di Barcellona passa attraverso le sue numerose trasformazioni.
L’inconfondibile planimetria a scacchiera di questa vasta area ha precise ragioni storiche e culturali.
La sua urbanizzazione era limitata all’interno delle cinte murarie e vigeva un divieto di edificazione nel raggio di 10 chilometri.


una riproduzione della Barcino romana

 

La seconda e la terza cinta muraria

Nel XII secolo il territorio a nord della seconda cinta muraria, verso le colline era una zona pressoché disabitata, una zona di transizione tra la città e i villaggi periferici, prevalentemente destinata alle coltivazioni e ai pascoli degli abitanti di Barcellona e del vicino villaggio di Gràcia.

La  seconda muraglia si estese fin dove attualmente troviamo Rambla, Plaça Catalunya e Parc de la Ciutadella.

La peste nera del XIV secolo ridusse la popolazione di Barcellona di un terzo ed il re ordinò la costruzione della terza cinta muraria su lato opposto al torrente che era all’epoca la Rambla.
Una zona che stava iniziando a popolarsi spontaneamente e senza alcuna regola.
Una zona circoscritta con orti e campi che, in caso di epidemie, potesse fornire gli alimenti sufficienti agli abitanti, oltre ad ospitare i servizi sanitari come ospedali, lebbrosari ed orfanotrofi. 


Barcellona giunge nel XIX secolo con la più alta densità abitativa d’Europa e sempre più problematica dal punto di vista sociale ed igienico.
L’avvento della rivoluzione industriale aveva coinvolto anche Barcellona ed il conseguente boom demografico portò gli abitanti a trasferirsi nelle zone fuori mura dando origine ad una serie di strade di collegamento che oggi fanno parte della rete urbana.
Passeig de Gràcia in primis. 
Ma non era solo una via di comunicazione ma un vero e proprio luogo di incontro, e di svago con giardini.

La demolizione delle antiche mura avvenne a metà del 1800 aprendo così la strada alla Barcellona attuale.

 

L’Eixample, un progetto equalitario

L’Eixample (in catalano, “ampliamento”) è stato disegnato da Ildefons Cerdà.
Contestualmente all’abbattimento delle mura si decise nel 1854 di bandire un concorso per l’elaborazione di un piano di espansione urbana.
Concorso vinto in prima battuta dall’architetto Antonio Rovira i Trias, già direttore della demolizione delle mura ma che fu assegnato dal Ministero dei Lavori Pubblici, tramite decreto, all’ingegner Ildefonso Cerdà.

I principi ispiratori di Cerdà sono sostanzialmente l’igiene, la circolazione urbana ed un’equa politica fondiaria.
Tali principi si traducono in una lottizzazione basata su una scacchiera regolare, formata da isolati quadrati con angoli smussati.
Ma Barcellona è una calamita per industriali e ricchi borghesi: le loro aziende e le loro fabbriche non fanno che attirare sempre più lavoratori da tutta la Catalunya e dalla Spagna intera.
Per queste ragioni il Piano Cerdà così come pensato non era più sufficiente ed alla fine dell’Ottocento venne modificato riducendo le aree verdi e variando il limite di altezza massima delle costruzioni passando dai 16 metri iniziali a 24 (circa 7 piani).

La regolarità dell’impianto, scandita da ampie strade di 20 metri è animata da due diagonali di grandezza variabile dai 60 ai 80 metri che si incontrano in una grande piazza destinata a diventare il nuovo centro urbano (la rotatoria della Torre di Agbar) insieme a Gran Via de Les Cortes Catalanes, la più lunga strada di Barcellona che l’attraversa longitudinalmente.

Oltre ad essere un più ampio sfogo per il trasporto pubblico e privato queste direttrici (Gran Via del Les Corts Catalanes, Avinguda Diagonal, Avinguda de la Meridiana) sono anche utili per un agevole orientamento date le enormi dimensioni di una sezione stradale così ortogonale e ripetitiva.

Nella realtà dei fatti la maglia dell’Eixample è l’identità di una città che continua ad evolversi sempre più: solo che adesso sarà verso l’alto con lo sviluppo di grattacieli, come nelle nuove zone fieristiche ed aeroportuali.