Sant Jordi 2020, strade vuote ma cuori pieni di sentimento

Quest’anno con la pandemia del COVID-19 le nostre vite sono state letteralmente stravolte. Una dopo l’altra le città si sono fermate e tra applausi sanitari, solidarietà dalle mille sfaccettature, riapertura dei ricettari e video chiamate abbiamo trovato nuove dimensioni di affettività. Nuove mancanze. Piccole cose che prima davamo per scontato.

La settimana diventa un mese e poi due… la sofferenza tanta, enorme.

In questo scenario la mia presenza sociale si è ridotta. Da un lato la voglia di non voler parlare di queste solitudini. Ho la fortuna di convivere e di condividere questo “confinamiento” con la persona che amo. E che mi sopporta!
E proprio per questo motivo ho voluto rendermi assente virtualmente per non toccare l’animo e il sentimento di chi, invece, non può vivere questi giorni con i propri cari. Ogni tanto mi rifaccio vivo. Come un amico che ti bussa alla porta e ti chiede di scendere per andare a fare un giro e due chiacchiere… Oddio! quanto vorrei compiere fisicamente questa semplice azione!

La mancanza di andare al cinema, in centro a bere una cosa, quella follia di prenotare un last-minute per un we romantico o addirittura quel concerto che finalmente arriverà in città. Ecco che tutto d’un tratto ti rendi conto che la madre di tutte le feste di Barcellona non avrà luogo.

Sant Jordí, la diada del patrono della Catalunya non avrà luogo. Dicono che sarà rimandato. Ok, ci sta! Le motivazioni di questo fermo hanno tutto il mio appoggio. Ma non voglio perdere l’occasione di festeggiare con voi una delle storie più romantiche e leggendarie che trovate in numerosi monumenti, come Casa Batlló, Casa Amatller, Casa de le Punxes,..

Io oggi vi regalo alcune pagine della mia prima guida – romanzo che presto verrà pubblicata.
E naturalmente vi racconterò di quella leggenda, di quando un drago…

Quando verrete a Barcellona incontrerete una città ospitale, solare, piena di vita e di cultura. E tutto questo non esisterebbe se nella sua lunga storia non fossero esistiti alcuni miei amici.
Come il cavaliere più famoso d’Europa: Sant Jordi (San Giorgio) divenuto santo patrono della Catalunya grazie alla forte e radicata cultura popolare catalana che lo vede liberatore e protettore.
Tutto ebbe inizio quando dalle parti di Montblanc si iniziò ad avvistare un drago. Si, un drago alato e sputafuoco, proprio di quelli che avete visto in Harry Potter. Ad ogni suo quotidiano passaggio seminava terrore, distruggeva abitazioni, uccideva soldati.
Ogni giorno, la sua sagoma oscurava il sole e la sua ombra imbruniva la terra. Non c’era mattina in cui le genti di Montblanc non si alzassero in piena angoscia per ciò che sarebbe successo puntualmente quando il sole avrebbe raggiunto lo Zenit.
Il re stava perdendo la sua popolazione, le sue armate ed il prestigio di una terra ricca e prolifera. Fu così che una mattina uscito dalle sue stanze raggiunse l’ingresso della torre più alta del suo castello. Giunse in alto giusto in tempo per presentarsi all’arrivo del drago.
La belva si pose davanti a lui fluttuando con le sue ampie ali. Fu allora che il re propose un patto: in cambio di un singolo sacrificio giornaliero il drago avrebbe risparmiato le sue terre, le abitazioni dei suoi sudditi e non avrebbe più incendiato le capanne dei contadini e le loro coltivazioni.
Tutti i nomi degli abitanti del regno, famiglia reale compresa, furono inseriti in una grande sacca di budello. Dal giorno dopo, poco prima di mezzogiorno, un bambino bendato procedette all’estrazione del nome del sacrificato che, al sopraggiungere del drago, si sarebbe presentato fuori dal castello, cosicché la belva potesse portarselo via. Un sacrificio, ogni singolo giorno.
Il re aveva una figlia, la sua amata principessa. Anche il suo nome era stato inserito nel sorteggio, e il re aveva fatto di tutto affinché non venisse estratto. Fino a quando il bambino, togliendosi la benda, dopo l’estrazione, lesse il biglietto pronunciando il suo nome. Il futuro del regno di Montblanc era segnato.
Con lei si estingueva la stirpe reale. Ma ella non volle falsare il destino e tra le lacrime del padre, delle sue cortigiane e di tutta la gente che l’amava profondamente si avviò per uscire dal castello.
Camminò per ore addentrandosi nel bosco. La fauna stessa, impaurita per l’imminente arrivo del drago, si era già nascosta. Non c’era un solo uccellino che cinguettasse. L’unico rumore era il crepitio delle foglie calpestate al passaggio della principessa.
Tutto d’un tratto un nitrito, al quale fece seguito la comparsa di un cavallo bianco. Alla sua guida un cavaliere con una lucente e argentea armatura, sulle sue spalle un mantello bianco crociato, sotto l’elmo un giovane dai fluenti capelli e appesa alla sua cintura una lunga e affilata spada.
Seppe della tragedia e ascoltò la ragazza attonito ma pronto al soccorso. La camminata della giovane terminò su un dirupo che sporgeva dal bosco dal quale comparve con un paio di battito di ali il drago pronto a ricevere il sacrificio promesso, ignaro della presenza del cavaliere.
Un colpo violento, inaspettato, silente e mortale. Al rumore delle squame del collo trapassate mortalmente dalla lama seguì lo stridente ruggito della bestia che cadde a terra in una pozza di sangue. Fu allora che la principessa poté correre tra le braccia del cavaliere e in quel preciso istante dal sangue del drago nacque una rosa rosso cremisi.

Tratto dalla guida-romanzo IO SONO BARCELLONA – edizioni Susil
di Davide Centonze © vietata la riproduzione

 

 

 

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